CHE COS’E’ LA CESSIONE DEL QUINTO?

La cessione del quinto

Cerchiamo di dare una spiegazione MOLTO SEMPLIFICATA (e con terminologie MOLTO  SEMPLICI) di cosa è il prestito contro Cessione del Quinto al fine che si possa capire a GRANDI LINEE in cosa consiste.
Ovviamente le sfumature andranno approfondite con l’istituto di credito con il quale si decide di impostare la pratica perché ogni istituto si può differenziare per diversi parametri, a partire dal tasso applicato, dalla rateazione massima fattibile a fronte dell’età del cliente e quant’altro.

 

“Che tipo di Prestito è ?”

La Cessione del Quinto è una forma di  prestito esistente esclusivamente in Italia.
La cifra massima erogabile ,al cliente, è fino a (circa) 60.000 euro e la durata massima è di 120 rate.
L’incasso della rata , da parte della finanziaria , avviene attraverso una trattenuta in busta paga o sulla pensione.
La trattenuta/rata deve essere di un importo massimo pari al QUINTO dello stipendio/pensione e può essere inferiore ma non superiore.
Per esempio , se si percepisce uno stipendio netto continuativo di euro 1000 , il cliente può decidere di sfruttare a pieno il QUINTO e quindi scegliere un finanziamento che avrà rata da 200 euro.
La rata verrà trattenuta (dal Datore di Lavoro o dall’Ente), ogni mese e per tutta la durata del finanziamento, e versata alla Società Finanziaria.

 

“Quali sono le sue Caratteristiche ?”

Si tratta di un Prestito OBBLIGATORIAMENTE assicurato “Vita” e per i dipendenti anche per “Perdita Impiego”, essendo un prestito sempre più in voga e che garantisce alla Finanziaria maggiore sicurezza sul buon fine dei pagamenti e sulla conclusione regolare , gode di un TRATTAMENTO ECONOMICO, spesso, MIGLIORE del tradizionale prestito personale infatti esistono MOLTE CONVENZIONI direttamente stipulate con gli Enti ed i Datori di Lavoro, come ad esempio:

INPS
ARMA DEL CARABINIERI
POLIZIA DI STATO
MINISTERI VARI
ENTI REGIONALI
ENTI COMUNALI
ASL
OSPEDALI VARI
AZIENDE PUBBLICHE
AZIENDE PARABUBBLICHE
AZIENDE PRIVATE (Le convenzioni sono meno frequenti)

che stabiliscono, per conto dei propri dipendenti, un TASSO che deve rientrate in tetto massimo applicabile MOLTO VANTAGGIOSO.
Questo prestito riesce, nella maggior parte dei casi, a superare eventuali segnalazioni negative del cliente (banche dati , pignoramenti etc etc ), generalmente si concretizza entro 20 giorni lavorativi e non sono richiesti eventuali giustificativi per cui lo si richiede.

 

“Chi può accedere a questo prestito ?”

NON TUTTI posso accedere a questa forma di finanziamento.
In generale , senza approfondire su eventuali specifiche problematiche/caratteristiche del cliente, chi puo’ accedere al prestito contro Cessione del Quinto sono le seguenti categorie lavorative e non :

Dipendente Pubblico (ad esempio dipendente del Comune di Milano)
Dipendente Ministeriale (ad esempio Carabiniere o con qualsiasi busta paga Ministeriale)
Pensionato (fino ad un certo limite di età, di solito entro gli 85 anni compiuti al termine del Prestito (Cessione del Quinto) e sono escluse alcune categorie di pensioni)
Dipendente Privati di S.p.A. ,  SRL ,  Cooperativa
(Fattibile ma entrano in gioco altri parametri che possono condizionare il buon fine della pratica)

 

“Chi NON vi può accedere ?”

Autonomi
Le Partite IVA (in generale)
Dipendenti SAS
Dipendenti SNC
Dipendenti ditte individuali
Coadiuvanti
Soci
Alcune specifiche Categorie di Pensionati

 

“Quando è meglio la Cessione del Quinto rispetto al Prestito Personale “fiduciario” (tradizionale) ?”

Quando si richiedono cifre che superano i 10.000 euro
Quando si vuole accedere ad un Prestito senza che si debba chiedere il supporto a garanzia di parenti
Quando si hanno ritardi in Banca Dati (Crif , Experian , CTC, Centrale Rischi , CAI )
Quando si hanno altre negatività come pignoramenti , protesti , etc etc
Quando si ha un profilo finanziario un po’ debole anche per l’esistenza di prestiti in corso (consolidamento)
Quando si cerca una rateazione fino 120 mesi
Quando si cerca un TASSO VANTAGGIOSO
Ed altri aspetti più specifici …..

 

Domane e Risposte sulla Cessione del quinto.
Che cosa è la Cessione del Quinto?

La Cessione del Quinto è un prestito con rimborso a rate costanti studiato appositamente per i lavoratori dipendenti e i pensionati

Si chiama cessione del quinto perché viene rimborsato trattenendo fino ad un massimo di un quinto del tuo stipendio o della tua pensione.

Viene chiamato anche prestito garantito perché le rate sono versate direttamente dalle amministrazioni di competenza, cioè il datore di lavoro o l’istituto che paga la pensione e il rapporto è sempre coperto da un’assicurazione.

Per usufruire della cessione del quinto sullo stipendio è necessario: avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato o essere pensionati.

Che cos’è la cessione del quinto?

Che cosè la cessione del quinto?

Che cos è la cessione del quinto?

Che cos e la cessione del quinto?

Che cose la cessione del quinto?

La cessione del quinto dello stipendio è un particolare tipo di prestito personale previsto in Italia, da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario fino al quinto dell’ammontare dello stesso valutato al netto di ritenute.
L’espressione cessione del quinto di stipendio deriva dal fatto che l’importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di 1/5 (cioè il 20%) dello stipendio mensile netto continuativo, inoltre la durata massima consentita è di 120 mesi e la minima abitualmente non è inferiore ai 24 mesi.
Il termine massimo della durata non può eccedere comunque il termine del rapporto di lavoro e il pensionamento, tranne che per i dipendenti pubblici, i quali possono decidere se estinguere il debito o traslarlo sulla pensione.
Oggi è possibile l’accesso alla cessione anche da parte dei pensionati ed in questo caso la scadenza non può eccedere il 90º anno di età, anche se oggi nella prassi le compagnie di assicurazione limitano il rischio assumendo prodotti con un massimo di 85 anni. Tuttavia alcuni gruppi bancari, facendo ricorso al fondo previdenziale INPDAP riescono ad arrivare fino ad un massimo di 95 anni di età.

La legge prevede che, al momento della stipula del contratto con la società finanziaria, si stipuli anche una assicurazione sui rischi vita ed impiego. Nel caso di “rischio impiego” l’assicurazione interviene, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del debitore, nei limiti del TFR (Trattamento di fine rapporto) fino a quel momento maturato: tale cifra, accantonata dall’azienda in un apposito fondo, resta quindi indisponibile per il mutuatario che accede al finanziamento; si tratta quindi di un’assicurazione a vantaggio della finanziaria. Nel caso di “rischio vita”, l’assicurazione interviene senza vantare diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.
Chi può contrarre il prestito
Come previsto dall’ultima versione del D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (come aggiornato dalla legge 14 maggio 2005 n. 80) possono fruire di questa forma di prestito tutti i lavoratori dipendenti, sia dello Stato e del comparto para-statale (come specificamente previsto dal testo originale del provvedimento legislativo), sia delle aziende private (come definitivamente sancito dagli aggiornamenti previsti dalla legge 80/2005). Nella stessa legge 80/2005 è stata estesa la possibilità di cedere parte della propria retribuzione anche ai pensionati di tutti gli enti previdenziali.

Possono contrarre la richiesta anche i dipendenti delle aziende private, ma la banca o l’ente finanziario si riserva la possibilità di valutare le garanzie. Le aziende vengono valutate per il capitale sociale, il numero di dipendenti e soprattutto si guarda se in passato hanno autorizzato altri contratti di cessioni ai propri dipendenti. Quest’ultima verifica dimostra se l’azienda è precisa nei pagamenti.
Può succedere che nel tempo alcune aziende private che prima sono valutate positivamente perdano la possibilità di concedere ai propri dipendenti la trattenuta, perché dalle banche risultano poco gradite.

Chi può erogare il prestito
Il DPR 180/1950 individua i soggetti autorizzati ad erogare il prestito all’articolo 15:
«Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l’Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno.»

Tale previsione deve essere letta alla luce della disciplina di settore prevista dal d.lgs 1º settembre 1993 n. 385 (testo unico bancario) che identifica nelle banche e negli intermediari finanziari iscritti presso apposito elenco dell’Ufficio italiano cambi (UIC) gli unici soggetti abilitati ad erogare finanziamenti sotto ogni forma. Tuttavia dal 1º gennaio 2008 l’Ufficio Italiano Cambi è stato soppresso e le sue funzioni sono esercitate dalla Banca d’Italia, che succede in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui l’UIC è titolare (d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231).

L’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale verrà svolta, in piena autonomia e indipendenza, dall’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia.
Le altre funzioni istituzionali dell’Ufficio saranno svolte dalle corrispondenti strutture della Banca d’Italia e le relative informazioni saranno disponibili nelle sezioni del sito stesso che trattano le rispettive materie.

Di fatto una persona che desidera contrarre un prestito con cessione del quinto di stipendio, dovrà rivolgersi ad un mediatore creditizio iscritta all’apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia.
Compito del mediatore creditizio sarà quello di fare da interfaccia tra il cliente e le banche o le società di intermediazione finanziaria di cui sopra. Il compenso del mediatore creditizio viene pagato da queste ultime. È fatto espresso divieto al mediatore creditizio di chiedere compensi in denaro al cedente.
Altra figura è l’agente in attività finanziaria che ha un’area di manovra maggiore del mediatore creditizio con compiti più vasti anche questa figura è inserita nell’albo della Banca D’Italia “Agenti in attività finanziaria”.

Per entrambe le figure si necessita anche dell’iscrizione all’albo ISVAP alla sezione E, dato che una componente fondamentale nei contratti di cessione del quinto sono le polizze assicurative. Nulla vieta di rivolgersi per la richiesta del finanziamento anche direttamente all’intermediario finanziario.

Caratteristiche del finanziamento
La particolarità di questa soluzione di finanziamento è che il rimborso avviene con trattenuta della rata direttamente in busta paga.
Tale peculiarità fa sì che il rischio di insolvenza volontaria del debitore venga abbattuto fortemente anche se, trattandosi comunque di una cessione volontaria, è sempre e comunque revocabile. Da ciò deriva anche che, in virtù della forma tecnica del prodotto, è previsto il coinvolgimento del datore di lavoro nell’estinzione del finanziamento quale condizione fondamentale per l’erogazione del prestito.
In buona sostanza sarà il datore di lavoro a pagare la rata alla Banca trattenendo contestualmente l’importo dalla busta paga del proprio dipendente.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il datore di lavoro è obbligato ad accettare una richiesta di cessione del quinto da parte di un dipendente.

La sottoscrizione del contratto lo vincola a due precisi obblighi:

a trattenere la rata indicata nel contratto dalla busta paga del dipendente e a versarla alla Banca erogante il prestito. Questo obbligo persiste per tutta la durata del piano di ammortamento ma solo se c’è una busta paga su cui addebitare la rata. In caso di cessazione o sospensione della busta paga per qualsivoglia motivo (dimissioni, licenziamento, aspettativa ecc.) il datore di lavoro è legittimato a interrompere il pagamento della rata. Il datore di lavoro non è mai responsabile del corretto pagamento del prestito ma viene semplicemente incaricato del pagamento della rata;
in caso di dimissioni o licenziamento dovrà trattenere ogni somma maturata dal dipendente presso l’azienda e versare tale somma alla banca erogante. Questa la utilizzerà per estinguere totalmente o parzialmente il debito residuo. È il caso, principalmente, della liquidazione maturata, ma anche di ogni altra somma maturata al momento della comunicazione delle dimissioni/licenziamento: ultimo stipendio, tredicesima, ferie non godute, ecc. Nessun altro obbligo è previsto per il datore di lavoro.

Struttura finanziaria
Come qualsiasi prodotto finanziario estinguibile secondo la formula della rateizzazione, elementi finanziari principali di tale operazione sono:
la rata la cui entità viene determinata entro una soglia massima pari al quinto dello stipendio percepito dal debitore. Tale importo, una volta determinato contrattualmente, resta fisso durante l’intero piano di ammortamento, non essendo prevista dal legislatore la possibilità di variarla durante l’estinzione del prestito, a meno che non si tratti di rinnovo ante termine (per il quale, in ogni caso, debbono comunque essere trascorsi almeno i 2/5 del periodo di ammortamento, ossia il 40%);
si precisa che il rinnovo ante termine è possibile anche prima dei 2/5 se rinegoziamo il finanziamento di cessione passando da una durata di 60 mesi ad una a 120 mesi per una sola volta
– periodicità delle rate di rimborso, previste dal legislatore con cadenza mensile;
– la durata del finanziamento, stabilita entro un massimo di dieci anni (120 mensilità), compatibilmente con la data di pensionamento anche se dipendenti ministeriali hanno la facoltà di trasferire il finanziamento sulla pensione e talvolta anche alcuni pubblici.
– il tasso d’interesse (tasso annuo nominale o TAN), previsto fisso dal legislatore per tutta la durata del finanziamento, e la struttura dei costi dell’operazione, sintetizzati dal Tasso annuo effettivo globale (TAEG) che comprende tutti i costi anche i premi assicurativi.
Polizza assicurativa obbligatoria
Il D.P.R. 180/1950, che disciplina l’erogazione dei prestiti contro cessione del quinto dello stipendio, prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa a tutela dell’intermediario finanziario che eroga il finanziamento nei casi di morte e di perdita del lavoro.

Proprio perché la legge prevede l’obbligo della copertura assicurativa, nella cessione del quinto sono le assicurazioni che stabiliscono i criteri per assumere il rischio o meno delle pratiche a seconda del tipo di cliente. I dipendenti statali hanno più facilità nell’accedere a questo tipo di finanziamento in quanto meno “rischiosi” per le assicurazioni e istituti di credito.

Naturalmente per i pensionati c’è solo la copertura rischio vita, in Caso di Morte del cliente l’assicurazione estingue il debito residuo.